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Nata come la più importante azienda postale italiana, oggi Poste Italiane S.p.A. è una società per azioni il cui capitale è per il 65% del Ministero dell'Economia e delle Finanze e per il 35% della Cassa Depositi e Prestiti.
Le poste divennero ente nazionale dopo l'unificazione del nostro Paese e sul finire dell'Ottocento fu creato un Ministero delle Poste e Telegrafi con lo scopo di dotare il territorio nazionale di una rete di uffici presso cui si potesse inoltrare e ricevere corrispondenza, effettuare e ricevere chiamate telefoniche e realizzare operazioni finanziarie e di gestione del risparmio.

Nel 1917 nacque anche il servizio dei conti correnti postali, conosciuto come BancoPosta.
L'importanza dell'ente continuò a crescere grazie alla creazione di nuovi prodotti, quali le cartoline e i francobolli commemorativi, la posta aerea, grazie al potenziamento e all'ammodernamento delle strutture logistiche, grazie allo sviluppo della telefonia e della radiofonia.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le Poste svilupparono anche i prodotti più propriamente finanziari, come i servizi di risparmio - i famosi libretti postali -, le emissioni di titoli e acquisirono quasi tutti i pagamenti e le riscossioni dello Stato, a scapito del sistema bancario.

Nonostante questo, però nei primi anni Novanta, il servizio postale italiano era ben lontano dal rispecchiare i principi di efficienza e redditività a cui si doveva obbedire.
Tanto che la riforma fu inevitabile: Poste Italiane fu trasformata da Amministrazione autonoma a ente pubblico economico, per poi diventare una società per azioni nel febbraio 1998. Proprio nel 1998, Corrado Passera - banchiere e manager italiano che nel corso della sua carriera ha occupato posizioni di rilievo nei settori industriali, della finanza e dei servizi - viene nominato dal Governo amministratore delegato di Poste Italiane.
Nei 5 anni della gestione Passera, le Poste vengono talmente risanate che nel 2002 si assiste al primo utile di bilancio. Passera, non a caso l'attuale consigliere delegato e CEO del gruppo Intesa Sanpaolo, avvia un vero e proprio piano industriale che prevede sostanzialmente il recupero dell'efficienza perduta, nuovi modelli di business e soprattutto l'ingresso massiccio nei servizi finanziari attraverso la costituzione di BancoPosta.

Attualmente Poste Italiane S.p.A., soprattutto grazie alla ristrutturazione messa in atto da Passera, è diventata uno strano ibrido fra il mondo bancario e il mondo retail.
I dati parlano di ben 140 filiali con circa 14.000 sportelli, 4,8 milioni di conti correnti BancoPosta e 2,3 milioni di carte Postepay ricaribili.
L'ampia gamma di servizi finanziari offerti e la presenza capillare sul territorio fanno di Poste Italiane una realtà assolutamente anomala all'interno del mondo bancario. Nessuna banca, infatti, può godere di una rete così fitta di sportelli.
Il che non è male come risultato per un'azienda che, quando è nata, si chiamava Poste & Telegrafi.